UN POZZO PER L’ACQUA NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

 Anche nella prossima avventura voglio unire la passione per i viaggi in moto a quella per la solidarietà. Il progetto prevede la costruzione di un pozzo per l’acqua nella Repubblica Democratica del Congo con l’Associazione ACAV Onlus di Trento.

La realizzazione del pozzo è prevista nel comune di Drisso, nella Chefferie des Kakwa, nel villaggio di Itukaliri dove è sito un centro di salute.

Il costo che ACAV sostiene per la perforazione di un nuovo pozzo, che comprende: le analisi idrogeologiche, il carburante per la trivella, il compressore, ed i mezzi di supporto, i materiali,  le  prove  di  portata,  e  l’analisi  dell’acqua,  il  personale  locale  che  realizza l’opera, nonché la sensibilizzazione delle comunità, è di Euro 7.000,00.

Appena saremo riusciti a raccogliere i fondi necessari potranno cominciare i lavori e durante il mio viaggio potrò verificare l’effettiva esecuzione e l’utilizzo del pozzo per l’acqua.

Chi desidera aiutarmi nella realizzazione di questo progetto può inviare un bonifico all’Associazione ACAV di Trento.

La causale del bonifico è

“costruzione di un pozzo in Congo amici di Rosario Sala”

 IBAN     IT63J 083 0401 813000013314874

presso la Cassa Rurale di Trento filiale Piazza Fiera.

Volantino DIN A4

Il contesto dove opera l’Associazione ACAV

 La Repubblica Democratica del Congo

   79.7 milioni di abitanti

   Aspettativa di vita: 58 anni

   176/188 ISU 2016

La  Repubblica  Democratica  del   Congo  (RDC)   è   il   secondo  paese   più   grande dell’Africa, ed è anche uno dei paesi più multietnici. In termini economici, l’80% della

popolazione è occupata nel settore informale.

Per più di quindici anni, la RDC è stata destabilizzata da una grave crisi umanitaria caratterizzata da violenti conflitti armati principalmente nelle province del Nord e del Sud Kivu, nell’est del paese. Questo ha portato a un numero molto elevato di sfollati e rifugiati, epidemie (colera, morbillo e febbre emorragica virale), aumento dell’esposizione a disastri naturali (inondazioni, frane, eruzioni vulcaniche e incendi) e un contesto generalizzato di povertà e precarietà.

Dal 2015, nuove risorgenze di violenza si sono verificate in tutto il paese, spesso alimentate da elezioni presidenziali che sono state posticipate di continuo, causando lo spostamento di centinaia di migliaia di persone in tutto il paese. Mentre il numero di sfollati interni è passato da oltre 2,7 milioni nel 2014 a 1,5 milioni nel 2015, le conseguenze di questi movimenti di popolazione rimangono catastrofiche. 7 milioni di congolesi sono in gravi

condizioni di salute a causa della debolezza del sistema sanitario. Le infrastrutture del paese già poche o in pessime condizioni sono ora mancanti.

L’escalation dei conflitti tra una milizia armata e il governo centrale nella regione del Kasai ha portato ad abusi contro la popolazione civile e danni umani e materiali (distruzione di case, centri sanitari e scuole). Più di un milione di persone sono state costrette a spostarsi

e sono a rischio di insicurezza alimentare, tra cui 400.000 bambini a rischio di malnutrizione.

La RDC è un’area endemica di colera, principalmente nell’area del Katanga.

ACAV interviene nella parte orientale del paese, esattamente nella Chefferie des Kakwa.

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La Chefferie des Kakwa conta circa 250.000 abitanti, prevalentemente di etnia Kakwa distribuiti su 973 Kmq, divisi in 5 Groupements (Inzi, Rumu, Disso, Adumi e Kumuru), di Collectivites (una quidicina) e di Villages.

Ogni Chefferie è amministrata da uno Chef, l’autorità non eletta, di stampo tribale, riconosciuta a livello governativo quale genuino rappresentante della popolazione, che nell’amministrare si avvale dell’aiuto di altri Chefs, che operano a livello di Groupement ed anche di entità amministrative di livello inferiore: Collectivités e Villages.

La situazione dei bisogni rilevati evidenzia aspetti che si intrecciano vicendevolmente, in

particolare riguardanti l’ambito agricolo-produttivo, educativo, sociale ed idrico-sanitario.

Da pochi anni l’area vive un periodo di relativa stabilità, dopo decenni di conflitti interni e dei paesi limitrofi. La popolazione è tornata e vivere nei propri villaggi in seguito a periodi di esilio nei campi profughi, luoghi dove la dignità umana e la possibilità di creare, soprattutto nelle future generazioni, il desiderio di un futuro di vita di pace e di sviluppo vengono cancellate.

Indicativa per comprendere la situazione ed i bisogni del territorio, è la situazione idrica della Chefferie des Kakwa. Attualmente è presente una fonte d’acqua sicura ogni 3.700 persone circa. Tenuto conto che, in aree prevalentemente rurali come quelle che costituiscono la Chefferie des Kakwa, si può considerare che ogni fonte d’acqua sicura possa  servire  mediamente  circa  800  persone,  la  percentuale  di  popolazione  della Chefferie des Kakwa che non ha ancora, né avrà a breve, disponibilità di acqua sicura è valutabile in poco meno dell’80%.

La grave carenza di pozzi e sorgenti protette costringe al diffuso utilizzo di acqua contaminata a scopo alimentare, con i problemi sanitari che ne derivano. Si è pertanto in

presenza di una situazione di emergenza da affrontare al più presto in considerazione anche del recente arrivo di migliaia di profughi del Sud Sudan che scapano dalla guerra civile in corso, a 40 km di distanza.

Tale deficit rispetto al fabbisogno è inoltre aggravato dall’andamento demografico nella zona che è estremamente alto, circa il 7% di incremento annuo. Il continuo aumento della popolazione, determinato anche dallo stanziamento di profughi in fuga da guerre o situazioni di assoluta povertà, fa sì che la Chefferie des Kakwa sia sempre in una situazione di emergenza soprattutto in ambito idrico-sanitario. Tale emergenza è dovuta oltre che dall’incapacità del governo di fornire infrastrutture adeguate per rispondere al bisogno, anche dall’aumento demografico non bilanciato con la crescita negli ambiti fondamentali di sviluppo (idrico, agricolo, produttivo, educativo ecc) per accompagnare e favorire al tempo stesso, il progresso della popolazione. Per questo si creano periodi di stress idrico, sanitario, epidemie ecc..

La realizzazione del pozzo

Ogni attività è pianificata insieme alle autorità locali. Sarà cura di Acav avviare subito le attività previste nel progetto per fare in modo che si risponda subito ed in modo concreto al bisogno di acqua.

  1. a) Come avviene la perforazione di un pozzo d’acqua.

– nel  sito  indicato  per  la  perforazione  del  nuovo  pozzo  da  parte  delle  autorità  locali competenti in base a parametri che tengono conto di popolosità, distanza da fonti di acqua sicura, presenza di scuole, presidi medici ecc., verranno eseguiti sondaggi geo- fisici (sondaggi geo – elettrici verticali e laterali) finalizzati all’individuazione dell’area con portata d’acqua più significativa;

– si passerà alla perforazione del pozzo, utilizzando uno scalpello da 8 pollici e un mezzo per superare gli strati di laterite e in generale le coperture superficiali, sino a raggiungere la roccia compatta d’origine intrusiva o metamorfica;

– verrà quindi installato, ed adeguatamente sigillato con cemento il casing di rivestimento in PVC da 8 pollici, pieno o forato a seconda della stratigrafia e a protezione di tutta la profondità del  foro. In questo modo si evita il mescolamento tra acque superficiali e acque profonde e quindi possibili contaminazioni;

– la perforazione continuerà quindi in roccia con uno scalpello da 8 pollici e mezzo fino al raggiungimento della profondità considerata ideale per garantire una buona portata. Tutto il settore del pozzo sarà rivestito con tubi in PVC da 6”. La perforazione avverrà con la tecnica ad aria e martello fondo foro (DTH hammer) che garantisce la completa non contaminazione della falda acquifera;

– al termine della perforazione ogni foro verrà sviluppato con il metodo del air lift, sino ad arrivare alla produzione di acqua chiara. La portata in air lift verrà quindi misurata con contenitore calibrato per quantificare la portata d’acqua del pozzo;

– il Capo Cantiere redigerà un rapporto di perforazione con i dati rilevanti del pozzo e la successione stratigrafica. Si effettua quindi il test di portata. Il rapporto di perforazione, quello d’installazione, le coordinate geografiche e i risultati delle analisi chimiche e batteriologiche svolte consentiranno la stesura di un resoconto tecnico, che sarà consegnato alle autorità competenti al fine di consentire l’aggiornamento delle mappe idrogeologiche dell’U.T.L. di Kampala e del Directorate of Water Development (D.W.D.).

– qualora la situazione geologica lo richiedesse verranno utilizzate altre tecniche e diametri di perforazione nell’intento di garantire la massima qualità e “produttività” del pozzo.

Durante  le  fasi  perforazione  un  promotore  comunitario  sensibilizzerà  i  profughi  ed  i residenti  sull’importanza  del  corretto  uso  della  nuova  fonte  d’acqua,  a  prendere coscienza delle possibilità di vita ed i miglioramenti dal  punto di vista della salute in seguito all’accesso di acqua pulita. Verrà svolta un’azione di sensibilizzazione verso le pratiche, seppur basilari di igiene. In questo modo è possibile sviluppare tra i membri alcune competenze che promuovano indirettamente la coscienza di essere custodi di un bene prezioso, quale l’acqua e stimolare un sano associazionismo per la sua conservazione, sviluppando così forme democratiche e partecipative di aggregazione. La sensibilizzazione inoltre, consente di dare competenze che potranno servire per tutta la vita delle persone.

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