Al mattino, visto che è l’utimo giorno che stiamo tutti insieme, ho promesso ai ragazzi che farò il caffè con la moka e i biscotti. Credo siano rimasti molto colpiti dal gesto e questo mi ha fatto molto piacere.
Sistemati i bagagli partiamo alla volta del passo di Babusar. I panorami sono incredibili, i posti incantevoli, da rimanere a bocca aperta. Negli ultimi chilometri, avviso i ragazzi che salgo un po’ veloce per fare qualche foto con calma. All’arrivo del passo c’è un sacco di gente, tutti che vogliono una foto con me e la moto. Persino i poliziotti vogliono la foto e mi regalano un cappello della polizia.

Si riparte, l’obiettivo della giornata è arrivare a Islamabad, dove abita Efrem, un ragazzo di Trento che lavora per la cooperazione internazionale. La valle di Naran è a dir poco stupenda, ci fermiamo più volte, ripartiamo con la voglia di arrivare presto a Islamabad. Il traffico è intenso e la strada non è sempre ben asfaltata. A un certo punto i ragazzi si fermano: le due macchine sono lente e si rendono conto di non riuscire ad arrivare in serata ad Islamabad. Un saluto veloce con la promessa e la speranza di ritrovarci lungo il viaggio.

Riparto veloce, il sole va giù presto e alle 20.00 è notte. Purtroppo arrivo a circa 100 km da Islamabad e mi trovo inguaiato in un traffico pazzesco, macchine ferme per chilometri. In due ore ho percorso solo 10 km. Infatti alle 20.00, ormai notte, mi ritrovo a circa 80 km da Islamabad, stanchissimo, sudato e con un forte male alla mano sinistra a causa della frizione. Mi fermo in alcuni hotel per chiedere informazioni, ma non hanno Wi-Fi e allora riprendo la strada. Sono un po’ spaventato. Le macchine passano da tutte le parti. Sorpassano pure in curva. Non riesco a vedere che grosse buche in strada e i sassi che ogni tanto si intravedono solo all’ultimo momento. Troppo pericoloso.

Mentre sto facendo l’ennesima coda mi affianca una macchina bianca e dal finestrino un ragazzo mi chiede se ho bisogno di qualcosa. Io ovviamente rispondo che ho bisogno di un hotel con Wi-Fi e parcheggio privato per la mia moto. Mi fa cenno di seguirlo. Io seguo la macchina attraverso alcune stradine buie del paese. Sono un po’ preoccupato. Alla fine ci fermaimo in uno stabile mal messo e mi dice che posso parcheggiare all’interno. Mi aiutano a portare su i bagagli e dopo essermi fatto una doccia usciamo a mangiare qualcosa in un ristorante pakistano. Rientrati, facciamo due chiacchiere. Sono studenti di medicina. Ragazzi per bene e veramente gentili. Rimango ancora una volta sorpreso favorevolmente da questo popolo, i media non mostrano mai la loro reale gentilezza.

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