una giornata spettacolare moto-montagna, alla scoperta della Val di Genova e del ghiacciaio dell’Adamello

 

come mi capita spesso cerco di unire al giro in moto la camminata in montagna. Questo, per allenarmi e abituarmi allo stress, alla tenuta fisica e di concentrazione che dopo dieci-dodici ore di camminata possono talvolta venire meno. Per allenarmi giro per le montagne del mio Trentino, alla scoperta di luoghi per me nuovi e non ancora raggiunti. Oltre ad allenarmi ho la fortuna di ammirare paesaggi stupendi, alle volte senza incontrare nessun umano per ore, solo animali e il vento che ti fanno compagnia. Questa volta sono stato accompagnato da una cara amica, che pur senza allenamento è riuscita a salire fino al rifugio Lobbie-Caduti dell’Adamello, famoso perchè fu luogo dove Papa Giovanni Paolo II si ritirò qualche giorno per riposare. Dopo aver percorso i circa 70 km che mi dividono dalla mia casa a Trento, con  partenza alle ore 06.15 ci siamo diretti alla Malga Bedole, in Val di Genova, passando prima davanti alla bellissima casata del Nardis. Al parcheggio in prossimità della Malga Bedole, abbiamo lasciato la moto e percorso circa un chilometro per arrivare al Rifugio Bedole, nostro vero punto di partenza. Da lì, partono due sentieri, uno diretto n. 241 sul sntiero del Matarot, che attraversa una valle spettacolare, con delle cascate formate dal ghiacciaio dell’Adamello. Il sentiero in una prima parte molto facile, prosegue su massi di grosse dimensioni per poi arrivare ad un tratto di roccia più impegnativo con cordini di acciaio. Superato questo tratto, l’attraversamento di alcuni nevai e lo “scollinamento” da lì si può ammirare una parte del ghiacciaio, in circa mezz’ora si arriva poi al rifugio Lobbie-Caduti dell’Adamello. Il rifugio è molto bello e sorge sulle pendici della montagna, proprio sopra il ghiacciaio. Dalla sua terrazza si può godere dell’immensità e la bellezza di questa distesa di ghiaccio e neve. Di contorno le imponenti e maestose montagne che durante la prima guerra mondiale sono state luogo di furiose battaglie fra l’esercito italiano e quello austro-ungarico. I ricordi di queste battaglie sono ancora visibili lungo le pendici della montagna e dalle recinzioni di filo spinato a memoria di una tragedia che non va dimenticata. Al rifugio, seppur molto accogliente, ci fermiamo solo mezz’ora, il tempo di mangiare qualcosa di caldo e via, pronti per il rientro. Il titolare del rifugio ci consiglia di passare dal ghiacciaio, stando attenti a non avvicinarci alle rocce, per il pericolo di crepacci. Chiedo se serve la corda per assicurarsi, in caso di possibile caduta nei crepacci, ma mi rassicura che non ci sono grossi problemi, basta un pò di attenzione. Impieghiamo due ore ad attraversare il ghiacciaio, ci fermiamo spesso ad ammirare la bellezza del luogo, che alle volte sembra lunare. Alla fine del ghiacciaio comincia un sentiero che porta al rifugio Mandron a quota 2450 m. Da lì, altre due ore per arrivare al rifugio Bedole, attraverso un paesaggio diverso ma ugualmente bellissimo. Riusciamo a vedere anche uno stambecco, che per qualche minuto si ferma su uno sperone di roccia a circa cento metri da noi, peccato non avere una macchina fotografica, sembrava si fosse messo in posa. Spettacolo. Alle nove e mezzo arriviamo al rifugio Bedole, chiedo ai proprietari se posso entrare con la moto. Faccio una corsa e di lì a poco sono di ritorno, e via verso casa. Dopo circa un’ora arriviamo a Trento, stanchi ma molto felici, le mie montagne mi hanno regalato un’altra giornata fantastica.

 

 

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